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DIRETTIVA MACCHINE : NORME TECNICHE E DIRETTIVA MACCHINE 2006/42/CE

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Nicola Caldarone

Ing. Caldarone Nicola

INGEGNERE ESPERTO IN MARCATURE CE

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Le macchine sono soggette a disposizioni legislative, che, essendo cogenti, devono essere obbligatoriamente applicate.

Le disposizioni legislative, e in particolare la 2006/42/CE, direttiva Macchine, contengono delle prescrizioni cui le macchine devono attenersi, ma non forniscono in generale indicazioni su come queste prescrizioni debbano essere rispettate; sostanzialmente ci  dicono “cosa” deve essere fatto, ma non “come”.

Il costruttore, può così scegliere le modalità che ritiene migliori per la realizzazione della macchina e che soddisfi i requisiti legislativi ad essa applicabili.

Questa autonomia di scelta può comportare delle problematiche:

  • Prima di tutto, i progettisti non hanno fonti per la definizione delle misure di protezione delle macchine;
  • nel processo della valutazione dei rischi risulta  difficile determinare e stabilire se le soluzioni adottate siano sufficienti oppure no.

Ci vengono in questo caso in aiuto le norme tecniche che ci dicono  “come fare bene le cose”, garantendo sicurezza, rispetto per l’ambiente e prestazioni certe.

Cosa sono le norme tecniche?

Le norme, quindi, sono documenti che definiscono le caratteristiche (dimensionali, prestazionali, ambientali, di qualità, di sicurezza, di organizzazione ecc.) di un prodotto, processo o servizio, secondo lo stato dell’arte e sono il risultato del lavoro di decine di migliaia di esperti in Italia e nel mondo. Le caratteristiche peculiari delle norme tecniche sono:

  • consensualità: deve essere approvata con il consenso di coloro che hanno partecipato ai lavori;
  • democraticità: tutte le parti economico/sociali interessate possono partecipare ai lavori e, soprattutto, chiunque è messo in grado di formulare osservazioni nell’iter che precede l’approvazione finale;
  • trasparenza: UNI segnala le tappe fondamentali dell’iter di approvazione di un progetto di norma, tenendo il progetto stesso a disposizione degli interessati;
  • volontarietà: le norme sono un riferimento che le parti interessate si impongono spontaneamente.

 

Questi documenti possono, quindi, essere utilizzati dai costruttori per avere indicazioni su possibili modalità da utilizzare per proteggere le macchine e ridurne i rischi a livelli accettabili; le norme definiscono un “livello comune” di sicurezza che consente ai fabbricanti di orientarsi nel determinare se le misure adottate siano sufficienti o meno.

È importante sottolineare la volontarietà dell’applicazione delle norme; questi documenti sono infatti una “opportunità” che il costruttore ha per aiutarsi nella scelta delle migliori soluzioni per la protezione delle macchine, ma non costituiscono in alcun modo un “vincolo” che possa limitare in qualsiasi modo la libera progettazione della macchina.

Le norme assumono carattere vincolante solamente quando:

  • sono richiamate da disposizioni legislative, diventandone parte integrante e assumendo quindi valenza cogente; è un caso raro e sicuramente non è il caso della direttiva Macchine, che non cita o richiama nessuna norma;
  • sono contenute in un contratto tra le parti, nel qual caso diventano obbligatorie come qualsiasi altro requisito contrattuale (come, per esempio, caratteristiche prestazionali, tempi di consegna, ecc.); è chiaro che, se esiste un accordo tra costruttore e acquirente liberamente accettato dal primo, questi sarà tenuto a rispettarlo;
  • il fabbricante stesso asserisce di rispettarle; una norma citata in qualsiasi documento redatto dal costruttore diventa vincolante dal momento che il costruttore la dichiara come una “caratteristica” della macchina;

Come indicato nello scopo e campo di applicazione delle norme, le stesse si applicano ai prodotti realizzati dopo la loro pubblicazione.

 

Tipologia di norme

Le norme che riguardano le macchine si dividono in:

  • norme di tipo A (norme generali di sicurezza): contengono i concetti fondamentali, i principi di progettazione e gli aspetti generali applicabili a tutte le macchine (per esempio, UNI EN ISO 12100:2010);
  • norme di tipo B (norme di sicurezza comuni a gruppi): trattano un aspetto della sicurezza o un tipo di dispositivo di sicurezza, applicabili a numerosi tipi di macchine, che a sua volta si distinguono in:
    • norme di tipo B1, che riguardano aspetti particolari della sicurezza, quali distanze di sicurezza, temperature delle superfici raggiungibili, rumore (per esempio, UNI EN ISO 13857:2008);
    • norme di tipo B2, che riguardano dispositivi di sicurezza, quali dispositivi di interblocco,  ripari ecc. (es., UNI EN ISO 13850:2015);
  • norme di tipo C (norme di sicurezza per macchine): contengono i requisiti di sicurezza di dettaglio per una macchina o per un gruppo di macchine particolari (per esempio, UNI EN 869:2009, UNI EN 15949:2012 ).

Se esiste quindi una norma di tipo C applicabile alla specifica macchina, il costruttore ha indicazioni dettagliate sulle possibili soluzioni da adottare per garantire la sicurezza della macchina stessa.

Se invece non esistono norme di tipo C riferibili alla specifica macchina è sempre possibile utilizzare diverse norme di tipo B che coprano i vari aspetti di sicurezza relativi alla macchina.

Si noti infine che, essendo specifica per il prodotto in oggetto, quando una norma di tipo C fornisce prescrizioni che deviano da quanto stabilito da una norma di tipo B, la norma di tipo C ha la precedenza.

 

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